La storia del profumo

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La  storia del profumo è antica quanto quella dell’umanità. Dalle culture mesopotamiche fino ad oggi, gli uomini e in particolare le donne, hanno avuto un’inclinazione o debolezza, per non dire necessità, di profumarsi.
Gli Egiziani conservavano i loro profumi in ricchi barattoli di materiali diversi, come ori, pietre dure, vetri colorati e altro.

Nella Grecia classica tutto quello che rappresentava bellezza, estetica, armonia, proporzione, equilibrio, aveva un’origine divina ed era personificata in divinità ed eroi mitologici. Non c’è da stupirsi, quindi, se agli unguenti e ai profumi che esaltavano la bellezza, attribuivano un’origine divina.

Lasciando da parte la mitologia, l’origine e lo sviluppo del profumo in Grecia li troviamo nei loro vicini di Creta e nelle loro colonie, così come in Siria e altri popoli mediterranei. I profumieri di questi paesi avviarono le loro attività nelle città greche, vendendo i loro prodotti in piccoli negozi o bancarelle, nelle agorà o nei mercati pubblici.
I Greci, attraverso le loro colonie nel Mediterraneo, propagarono il piacere di profumarsi dal vicino Oriente alle coste di Francia e Spagna. I primi barbieri e profumieri, che s’installarono a Roma nei tempi della Repubblica, provenivano da una colonia greca del sud Italia.

antico oriente

A Roma, oltre alle persone, si profumavano le sale dei grandi palazzi, i teatri, i vestiti, il vino, le bandiere delle legioni in guerra o al ritorno dalle vittorie. C’era persino qualche imperatore che profumava il suo cavallo preferito.

Innumerevoli profumi erano utilizzati anche in cerimonie religiose, come offerta agli dèi, nei funerali e nelle feste famigliari, in particolare nei matrimoni.
Con la scomparsa dell’Impero Romano e la diffusione del Cristianesimo, che predicava l’austerità e la moderazione nelle abitudini, si ebbe, in Occidente, un grande calo dell’uso dei profumi che erano usati, per lo più, nelle corti di alcuni re o in palazzi e castelli di alcuni nobili.

In Oriente, l’Impero Bizantino, erede di Roma, rilevò l’arte della profumeria e sviluppò un’industria molto importante, forse più di quella di Roma, avendo vicino le materie prime e contando con la mano d’opera di persone vicine di tradizione profumiera. Dopo poco tempo emerse una nuova potenza di profumieri, quella degli Arabi.

In profumeria gli Arabi sono stati i grandi esperti che hanno saputo assimilare e perfezionare le conoscenze delle culture precedenti, approfittando del loro sapere e delle loro nuove tecniche. Essi hanno finito l’alambicco, utilizzandolo come supporto delle essenze per elaborare i profumi ed esteso l’uso dell’acqua di rose, dello zibetto e del muschio, che erano le regine degli aromi in tutto il Medioevo. Poco tempo dopo, chi era di ritorno dalle crociate e i mercanti di ritorno da est, furono incaricati di introdurre i profumi in tutto l’Occidente.

Nel Rinascimento, Venezia e Firenze erano le capitali dei profumi. Recuperarono le formule delle antiche composizioni e la profumeria tornò a rifiorire con forza in Europa.

La Francia diventò l’impero dei profumi. I produttori di guanti furono incaricati di venderli insieme ai guanti profumati che arrivavano dal sud della Spagna, dove i Mori avevano introdotto l’industria della pelle profumata.
Furono installati i primi piccoli laboratori di profumeria. Si trattava di profumi fatti su misura per una clientela di ricchi e nobili, ma pian piano si diffuse il consumo di acque odorose.
Durante la rivoluzione francese si paralizzò il mercato della profumeria, ma con l’ascesa al trono di Napoleone, gran fan degli aromi, iniziò una nuova era per i profumi.
Da allora i profumieri, che da poco erano passati da semplici profumieri a piccoli industriali, diedero la grande spinta che, nel corso del tempo, avrebbe convertito la profumeria in un’industria che, in tutto il mondo sviluppato, mantiene oggi una straordinaria dinamica, muove quantità astronomiche di denaro e fornisce lavoro a migliaia di persone

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